Ti è mai capitato di chiederti come eliminare i pensieri negativi proprio mentre provavi a “scacciarli”? A me sì, e la cosa buffa è che più li spingevo via, più tornavano, come una notifica che ricompare appena la chiudi. La svolta arriva quando smetti di combatterli e inizi, semplicemente, a cambiare relazione con loro.
Perché “combattere” i pensieri spesso li rafforza
Quando un pensiero negativo appare, il riflesso automatico è opporsi: “Non devo pensare così”. Solo che la mente registra quell’allarme come importante e lo ripropone. In pratica, la lotta diventa carburante.
L’obiettivo allora non è cancellare ogni pensiero, cosa impossibile, ma ridurre il suo potere emotivo. Qui entrano in gioco defusione cognitiva, consapevolezza e piccoli rituali quotidiani.
La defusione cognitiva (ACT): il trucco è “fare spazio”
Nell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) si lavora molto su questo: i pensieri sono eventi mentali transitori, non ordini né verità scolpite. Ecco alcune tecniche semplici, sorprendentemente efficaci se ripetute con costanza.
Tecniche pratiche da provare subito
Scrivili su un foglio
Metti per iscritto il pensiero così com’è, senza correggerlo. Poi rileggilo lentamente e chiediti: “Mi è utile, qui e ora?”. Spesso, visto nero su bianco, perde drammaticità e diventa più “maneggiabile”.Osservali come nuvole (o testo su uno schermo)
Immagina il pensiero che attraversa la mente come una nuvola nel cielo. Oppure visualizzalo come una scritta su uno schermo e cambiane colore, dimensione, font. Sembra un gioco, ma sposta il tuo ruolo da vittima a osservatore.Ripetili con una voce ridicola
Prendi il pensiero più duro e ripetilo con una voce buffa, da cartone animato. Non stai negando il contenuto, stai togliendo la patina di “assoluto”. È una forma di distanziamento rapido.Riformulali con una frase-ponte
Invece di “Non ce la farò mai”, prova: “Sto avendo il pensiero che non ce la farò mai”. È una differenza sottile ma enorme, perché ti ricorda che un pensiero è qualcosa che accade, non qualcosa che sei.
Mindfulness: allenare l’attenzione, non svuotare la mente
Qui c’è un equivoco comune: la mindfulness non serve a “non pensare”, serve a notare che stai pensando e a riportarti gentilmente al presente. Il cuore della pratica è l’attenzione che ritorna, ancora e ancora, come quando rimetti in carreggiata un carrello che tende a deviare.
Un esercizio base, semplice ma potente:
- Siediti comodo per 3 minuti.
- Porta l’attenzione al respiro, senza cambiarlo.
- Quando arriva un pensiero, nota “pensiero”, e torna al respiro.
- Nessun giudizio, solo ripetizione.
Se vuoi un riferimento chiaro, una sola parola basta: mindfulness.
Strategie quotidiane che abbassano il volume della negatività
Oltre alle tecniche mentali, funzionano molto i gesti concreti, quelli che fai anche nelle giornate storte.
Piccole abitudini ad alto impatto
Sostituzione gentile
Quando emerge un pensiero negativo, richiama un ricordo positivo collegato, anche minuscolo. Non è “positività tossica”, è rieducazione dell’attenzione.Movimento e corpo
Yoga, camminata, stretching, qualsiasi attività che ti riporti nelle sensazioni fisiche. Il corpo è un’ancora: quando lo ascolti, la ruminazione perde terreno.Parlane con qualcuno
Dire ad alta voce un pensiero lo ridimensiona. E spesso l’altro vede un dettaglio che tu, dentro al vortice, non riesci più a vedere.Il “tempo delle preoccupazioni”
Dedica 30 minuti al giorno per rimuginare volontariamente, sempre alla stessa ora. Quando il pensiero arriva fuori orario, lo rimandi a quell’appuntamento. Sembra strano, ma allena la mente a non invadere tutto.Riporta al concreto
Chiediti: “Cosa posso controllare oggi, in modo realistico?”. Poi fai un’azione piccola, immediata. Anche lavare un piatto o scrivere una mail può interrompere la spirale.
Quando chiedere una mano è la scelta più intelligente
Se i pensieri negativi sono costanti, intrusivi, o accompagnati da ansia o depressione, parlarne con uno specialista può fare la differenza. Approcci come ACT e percorsi basati sulla consapevolezza funzionano bene proprio perché non ti chiedono di vincere una guerra contro la mente, ma di smettere di darle il megafono.
La verità, quella che ho imparato col tempo, è questa: non elimini i pensieri negativi come si elimina un file. Li “disinneschi” con pratica, pazienza e un po’ di curiosità verso quello che succede dentro di te. E, passo dopo passo, il rumore si abbassa.




