Parkinson: i primi sintomi a cui prestare attenzione

Ti accorgi che qualcosa “non torna” quasi per caso. Un tremore leggero mentre aspetti il caffè, una lentezza nuova nel fare un gesto che prima veniva automatico. E poi, magari, quella strana sensazione di non sentire più certi odori. Quando si parla di primi sintomi del Parkinson, la difficoltà è tutta qui, i segnali iniziali spesso sono piccoli, quotidiani, facili da archiviare come stress o stanchezza.

Eppure, riconoscerli presto può fare una grande differenza, perché una valutazione tempestiva permette di impostare controlli e strategie mirate.

I tre sintomi motori da non sottovalutare

I sintomi “classici” sono quelli legati al movimento. Di solito compaiono in modo graduale e, cosa importante, spesso iniziano da un solo lato del corpo.

Tremore a riposo

Il tremore tipico del Parkinson tende a presentarsi quando la mano, o un’altra parte del corpo, è ferma. È spesso:

  • ritmico e fine, come un “contare monete” tra pollice e indice
  • più evidente a riposo, e può attenuarsi quando fai un movimento volontario
  • peggiorato da stress, ansia, stanchezza

Non tutti i pazienti, però, iniziano con il tremore. Questo è un punto chiave, l’assenza di tremore non esclude il quadro.

Lentezza dei movimenti (bradicinesia)

La bradicinesia è uno dei segnali più rivelatori, anche se all’inizio si maschera bene. Può comparire come:

  • difficoltà nei gesti fini (abbottonare, scrivere, usare le chiavi)
  • fatica a girarsi nel letto o ad alzarsi da una sedia
  • movimenti più “corti”, meno fluidi, come se mancasse l’impulso

A volte la persona non si sente davvero debole, si sente piuttosto “rallentata”, come se il corpo rispondesse con mezzo secondo di ritardo.

Rigidità muscolare

La rigidità può dare:

  • muscoli tesi, contratti, con crampi o dolore
  • braccia che oscillano meno camminando
  • postura più chiusa, spalle in avanti
  • sensazione di “ingranaggi” nei movimenti

Non è raro che venga scambiata per un problema ortopedico, soprattutto se coinvolge collo, schiena o spalle.

I sintomi non motori: i segnali che arrivano prima (e spesso vengono ignorati)

Qui la storia si fa interessante, perché molte manifestazioni possono precedere i sintomi motori anche di anni. Sono segnali prodromici, non “diagnostici” da soli, ma utilissimi da raccogliere come indizi.

Perdita dell’olfatto

La riduzione della capacità di percepire odori (iposmia o anosmia) è uno dei segnali più precoci. Tipicamente:

  • non è legata a raffreddore o sinusite
  • riguarda profumi e odori quotidiani (caffè, sapone, cibo)

È un campanello che spesso si nota tardi, perché ci si adatta senza accorgersene.

Disturbi del sonno

Un elemento molto raccontato dai familiari è il sonno “agitato”, soprattutto:

  • sogni vividi e movimentati
  • parlare, gridare o muoversi durante la notte
  • insonnia o sonno non ristoratore, con stanchezza diurna

Se il sonno cambia nettamente, vale la pena segnalarlo al medico.

Stitichezza e disturbi autonomici

La stitichezza può comparire molto presto, per un rallentamento della motilità intestinale. In alcuni casi si associano:

  • urgenza urinaria o disturbi della minzione
  • sudorazione insolita, palpitazioni, variazioni di pressione

Sono segnali “silenziosi”, ma coerenti con il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo.

Depressione, ansia e calo della motivazione

A volte il primo cambiamento percepito è emotivo:

  • depressione o tristezza persistente
  • irritabilità, ansia, apatia
  • perdita di energia “senza motivo”

Non significa che la depressione “sia Parkinson”, ma in un puzzle di sintomi può essere un tassello importante.

Altri indizi pratici: scrittura, volto, voce, deglutizione

Ci sono segnali piccoli, quasi da detective:

  • micrografia, scrittura che diventa più piccola e compressa
  • ridotta espressività facciale, il volto appare meno “partecipe”
  • voce più bassa, monotona, o eloquio rallentato
  • difficoltà a masticare o deglutire, o più saliva

Presi singolarmente possono avere molte cause, ma insieme meritano attenzione.

Quando parlare con un neurologo (e cosa aspettarsi)

Se noti una combinazione di tremore a riposo, bradicinesia, rigidità, oppure sintomi non motori persistenti che si sommano nel tempo, il passo giusto è una valutazione neurologica. La diagnosi è soprattutto clinica, basata su visita, storia dei sintomi e osservazione del movimento. Può essere utile anche escludere altre condizioni.

Un modo semplice per orientarti è annotare per 2 o 3 settimane:

  1. quando compaiono i sintomi e in che momenti peggiorano
  2. se sono asimmetrici (più a destra o a sinistra)
  3. se ci sono cambiamenti di sonno, olfatto, intestino e umore

Capire presto non significa allarmarsi, significa dare un nome alle cose. E quando un disturbo ha un nome, diventa molto più gestibile, anche nel percorso con lo specialista e con le terapie disponibili per il Parkinson.

Redazione Primavera News

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